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(R)ESISTIAMO!

Per troppo tempo la comunità LGBTI* di Varese è rimasta priva di una voce univoca che sapesse darne una degna rappresentanza.

Da parte nostra, conosciamo bene quali difficoltà incontrano le persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali a vivere pacificamente la propria condizione all’interno di un contesto provinciale spesso bigotto e legato ad una obsoleta ed esclusiva visione di sessualità e famiglia.

È proprio con l’ambizioso intento di abbattere i pregiudizi generanti tale difficoltà che abbiamo deciso di mostrare alla nostra città non solo che noi esistiamo e siamo tanti, ma anche che siamo ben fieri della nostra natura, nonché desiderosi di godere di uguali diritti.

Del resto, sul nostro territorio, volenti o nolenti, esistono già numerose coppie formate da persone dello stesso sesso, a volte con figli, le quali non vedono l’ora di veder riconosciuto il loro stato di nucleo famigliare: un diritto, quest’ultimo, che non deve essere inteso come una concessione da parte dello Stato, bensì come una semplice riconoscimento di una realtà che esiste e continuerà ad esistere.

La nostra è una battaglia in difesa, e non contro, le famiglie: è questo che ci distingue da qualcun altro che sostiene di essere dalla parte del giusto (berciando, come già altri fecero nel corso della storia, stando per lo più dalla parte degli sconfitti, che “Dio è con loro”).

D’altro canto, siamo consapevoli che la difesa della cosiddetta “famiglia tradizionale” (definizione di fronte alla quale ogni antropologo inorridirebbe) costituisce solo un espediente per rendere moralmente accettabile un’altrimenti intollerabile forma di omobitransfobia: infatti, da parte della comunità LGBTI* non si è mai verificato alcun attacco nei confronti della famiglia composta da uomo, donna e figli, semmai è giunta la richiesta di estendere la definizione legale di “famiglia”, così da includervi determinate realtà già esistenti.

In poche parole, la comunità LGBTI* non sta agendo per demolire il concetto di famiglia, tutt’altro! Essa mira semplicemente ad allargarlo, rendendolo più attuale, comprensivo, umano e veritiero.

Troviamo altresì vergognoso che un Paese occidentale, il quale ambisce ad essere civile e moderno, non possegga norme specifiche volte a combattere la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, la cui approvazione viene scandalosamente ostacolata dagli stessi sedicenti difensori della famiglia tradizionale, i quali si rivelano così per gli omofobi che sono. Per intenderci, in Italia si può ancora sostenere pubblicamente che l’omosessualità sia un’abominevole malattia da estirpare con la forza; è un po’ come se, negli Stati Uniti, qualcuno potesse dichiarare, coram populo, che le persone di colore sono generate per essere schiavi da trattare come bestie da macello.

A questo riguardo, auspichiamo che il nostro Paese e le Amministrazioni locali si dotino al più presto di leggi preposte a tutelare tutte le minoranze da ogni forma di discriminazione.

È quindi con orgoglio che la comunità LGBTI* varesina ha indetto, per il 18 giugno, la prima grande manifestazione di orgoglio LGBTI* nella Città Giardino.

Il Coordinamento Varese Pride chiede che il Parlamento:

  • Riconosca legalmente il diritto al matrimonio ed all’adozione per le persone LGBTI*.
  • Riconosca e tuteli la omogenitorialità, abbattendo ogni forma di discriminazione legislativa nei confronti dei figli delle coppie di persone dello stesso sesso.
  • Tuteli legalmente il diritto delle persone LGBTI* a non subire alcuna forma di discriminazione a scuola, sul posto di lavoro e nella vita di tutti i giorni.
  • Intraprenda con decisione, senza lasciarsi influenzare dai mercanti di odio, una campagna di sensibilizzazione, anche e soprattutto nelle scuole, atta a prevenire ogni forma di discriminazione contro la comunità LGBTI*.
  • Riconosca il diritto alla definizione della propria identità di genere, prendendo atto che essa non può essere in alcun modo imposta al singolo.
  • Riconosca pieni diritti, in ambito lavorativo, sociale e sanitario, alle persone transessuali;
  • Favorisca percorsi di informazione e sensibilizzazione sulle persone intersessuali;
  • Riconosca, senza eccezioni, il diritto di asilo politico alle persone LGBTI* provenienti da Paesi dove l’omosessualità è considerata un crimine, a volte punibile con la morte.

 

Inoltre, il Coordinamento Varese Pride chiede che l’amministrazione locale e i comuni della provincia di Varese:

  • disconoscano in modo netto, chiaro, inequivocabile qualunque forma di incitamento all’odio basato sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
  • evitino di sostenere, direttamente o indirettamente, iniziative sulla cosiddetta “teoria del gender”, già sbugiardata dalla comunità scientifica;
  • mettano in atto iniziative per ridurre l’odio omobitransfobico e per sostenere le vittime di omofobia e transfobia, come ad esempio uno sportello antidiscriminazioni;
  • Si facciano promotori di un piano serio e ben definito contro l’omobitransfobia;
  • Si impegnino a entrare nella rete RE.A.D.Y. (Rete Antidiscriminazioni);
  • Promuovano sui rispettivi siti istituzionali portali o sezioni che consentano di avere un’informazioni corretta e accurata sulle persone LGBTI*;

Chiediamo inoltre che i politici locali rispettino integralmente le persone LGBTI* evitando affermazioni o dichiarazioni che possano essere lesive della loro dignità.

IL COORDINAMENTO VARESE PRIDE

  • Arcigay Varese
  • Insubria LGBT
  • VA per Strada
  • Se Non Ora Quando
  • ANPI Varese
  • L’Albero di Antonia
  • Un’Altra Storia Varese

 

 

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